Angel-di Dorotea De Spirito

Dorotea doveva essere la “nuova promessa italiana” per quanto riguarda i romanzi fantasy, Angel è stato il suo primo, il risultato? Non so da dove incominciare, amo il fantasy e prediligo gli scrittori italiani, poiché sono convinta che con le traduzioni, i dialoghi e le descrizioni spesso ci perdano un tantino; per cui le aspettative che avevo nei confronti di questa giovane scrittrice erano alle stelle, ciò che ho letto però non è stato nulla di eclatante, oserei dire di una banalità sconvolgente.
La storia vede come protagonista Vittoria, la solita ragazza bella intelligente, accattivante ma esclusa, in quanto originaria di una famiglia composta da angeli di cui è l’unica senza ali. Devo ammetterlo, l’immagine degli angeli mi aveva molto intrigata, scorrendo le pagine però, le uniche caratteristiche affibbiate a questi esseri divini, sono state: essere belli, biondi, con occhi luminosi, azzurri e riccioli perfetti.
Cercando di non badare alle deludenti descrizioni ho proseguito la lettura, scoprendo che appena Guglielmo il demone arriva in città, per Vittoria non esiste più altro, non riesce a camminare per più di tre metri senza sbattere contro il “bel maledetto” e non riesce a pensare a più di due cose, senza che la sua mente urli il nome di lui.

Aggiungiamo il fattore “la natura dei demoni è di uccidere gli angeli” e si ha un amore tormentato e impossibile degno di Stephenie Meyer, quest’ultima tuttavia impone alla sua scrittura una tecnica e una precisione degna di nota, mentre Dorotea con il suo modo di scrivere ha solo peggiorato la situazione, che si sarebbe in parte potuta salvare, anche solo regalando qualche risposta alle mille domande che il suo romanzo lascia in sospeso: perché gli angeli giovani non possono a aprire le ali? Quali sono le basi dell’eterna lotta angeli-demoni? Come sono finiti questi esseri sulla terra?
La sola cosa che ho apprezzato è stata l’ambientazione, scegliere la zona di Viterbo come sfondo per questo racconto l’ho trovata una mossa azzeccata, offuscata però, dai mille errori e dall’idea di base poco sviluppata della scrittrice emergente.

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