Intervista col Vampiro

I Vampiri descriti in questo film hanno caretteristiche affascinanti ma in contrasto: amorevoli, passionali, emotivi e altezzosi, insensibli assassini, tutte cause della loro natura umana, piuttosto che della trasformazione oscura che hanno subito. Per i grandi attori  presenti in questa pellicola (Brad Pitt,Tom Cruise, Kirsten Dunst, Antonio Banderas), interpretare i vari ruoli dev’essere stato complesso, il risultato però è stato ampiamente apprezzato. L’intera storia si svolge sotto una luce cupa e mostra il passaggio tra 800 e 900 secondo occhi diversi.
Intervista col Vampiro è a mio parere una vera e propria fiaba gotica, vissuta attraverso i flashback del protagonista aventi una grande carica drammatica. Ma quali sono i “lati negativi“? Devo essere sincera non ne ho travati molti, ongi dettaglio sembra essere stato curato nel particolare (tranne l’eccessiva velocità nelle sequenze delle scene iniziali), non ho compreso però il motivo, per il quale i personaggi hanno il vizio di parlarsi a pochi millimetri di distanza, in attimi di pura ambiguità; ma non voglio certamente farne un dramma, poiché il tutto ammetto che mi ha divertita, consiglio di sicuro la visione di quest’opera cinematografica, anche perché nella vita, non ci si può proprio perdere Tom Cruise che scioglie i lunghi capelli al vento.

Volete saperne di più? Ecco la trama

San Francisco. In una stanza d’albergo un giovane giornalista ascolta la storia di Louis: ricco proprietario terriero tormentato dalla perdita della moglie e della figlia, dopo esser stato morso da un vampiro, riemerge dalle acque del Mississippi.
Siamo nel 1791. Sulle rive del fiume, abbandonato da qualche parte fra la vita e la morte, il narratore della vicenda ammira lo splendore dell’alba per l’ultima volta. Lestat, questo il nome dell’assalitore, ben presto diviene suo maestro e compagno di caccia. I due incominciano a mietere vittime alla “Taverne du chat noir”, come negli ambienti nobili di New Orleans (il sangue degli aristocratici eccita Lestat più di ogni altra cosa).
Tuttavia, il giovane vampiro creolo, continua a conservare una sensibilità umana che gli impedisce di assecondare la sua nuova e oscura natura. Suggestiva, a tratti violenta e ambigua deriva vampiresca del genere horror, la pellicola di Neil Jordan, tratta dall’omonimo romanzo cult della scrittrice americana Anne Rice, del 1976 (primo capitolo delle “Cronache dei Vampiri”), ha una struttura narrativa (San Francisco, New Orleans, Parigi, ancora la città sul Mississippi, infine si ritorna a San Francisco) capace di catturare e coinvolgere lo spettatore in un affresco gotico che rivaluta la tradizionale figura del vampiro e le dona nuove e profonde sfumature. Come nel Dracula di Coppola, anche in questo film, attraverso gli occhi di una creatura della notte, il cinema riflette poeticamente su se stesso e sulla magia della propria illusione: in una splendida scena Louis, abbandonato il Vecchio Mondo per tornare nella sua America, scopre quella meravigliosa invenzione tecnica che gli permette di vedere l’alba, per la prima volta, dopo duecento anni. Il cinema, appunto.

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