La recensione di Joy

Le immagini iniziali dell’infanzia di Joy fra una nevicata e l’altra con la voice-over della nonna, sono state ai limiti della dolcezza; la stessa nonna già durante le prime scene è divenuta il mio personaggio secondario preferito. Al contrario del padre e della sorella, che sono stati da subito sottolineati come “un peso” durante l’esistenza della protagonista, che appare senza dubbio essere travagliata.

Con due figli e separata, il solo aiuto ricevuto da Joy è da parte del ex marito, che abita nella sua stessa casa e divide con suo padre il seminterrato, in una convivenza forzata. La madre guarda da tutta la vita la stessa serie tv, evadendo in questo modo dalla realtà che la spaventa; nonostante questo personaggio sia deletereo per Joy, non si può che provare tenerezza per lei, come la si prova per il padre dei suoi bambini, che rimane per tutto lo scorrere del tempo, legato alla precedente compagna da una forte e pura amicizia.
Attraverso i sogni, i ricordi passati della ragazza mostrano come abbia attraversato le speranze e sia giunta alla delusione, gli incubi riccorrenti anche se tristi, la spronano a rimpossessarsi delle perdute ambizioni e le consentono di progettare in fretta e furia un’idea rivoluzionaria: un mocho per i pavimenti economico, funzionale e di qualità.
Anche questa sua ultima conquista però sembra andare storta, fino a quando Nick (Bradley Cooper) un uomo d’affari, dopo alti e bassi dona a Joy tramite la televendita il meritato successo. In quell’istante, da spettatrice ho provato l’emozione di sentirmi realizzata in parte anche io, nonostante la questione non mi appartenesse affatto. Mi sono immedisimata tanto nell’interpretazione di Jennifer Lawrence, che alla morte della nonna ho pensato di smettere di guardare il film, col senno di poi forse avrei dovuto, poichè successivamente a Joy viene rubata la sua idea del mocho” innovativo”, facendomi infiammare di rabbia.
Grazie alla determinazione di Joy, tutto si sistema in un finale ad effetto fra rivincite, finta neve e l’inconfondibile voce della nonna in sottofondo.

 

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